Un borgo, mille storie
Esanatoglia

Luoghi da non perdere

Eremo di San Pietro
Immerso nella quiete che avvolge le sorgenti dell’Esino, l’Eremo è una presenza suggestiva, incastonata tra il verde della natura. Risalente al XIV secolo, l’edificio conserva ancora oggi una struttura semplice realizzata in pietra calcarea bianca, con una piccola chiesa, un ambiente sotterraneo voltato e resti delle mura perimetrali. La prima menzione ufficiale della struttura compare negli Statuti comunali del 1324, dove si attesta che la proprietà era del Comune di Santa Anatolia. La sua posizione, nei pressi della sorgente del fiume, lo rende meta ideale per chi cerca un momento di contemplazione lungo i percorsi naturalistici del Parco fluviale Le Vene.

Parco del Donatore
A pochi passi dal centro storico si apre un angolo di natura autentica che sorprende per la sua bellezza e tranquillità: una cascata scenografica accoglie i visitatori all’ingresso, regalando un’atmosfera di pace e contemplazione che invita a rallentare. Il Parco del Donatore è il punto di partenza ideale per esplorare il paesaggio che circonda il borgo: da qui si diramano numerosi sentieri che conducono alla scoperta della Valle di San Pietro, delle sorgenti del fiume Esino e di altri scorci suggestivi immersi nel verde, ma quello che lo rende davvero speciale è il contrasto tra la natura quasi selvaggia che lo caratterizza e la sua sorprendente vicinanza al cuore urbano del paese. È un luogo perfetto per chi ama camminare, per chi cerca uno spazio dove sostare all’ombra degli alberi o organizzare un pic-nic in tranquillità.

Villa Varano – Dipinti Cavalieri Varanensi
Costruita nel XIV secolo come residenza della famiglia Da Varano, fu abitata dai signori di Camerino fino al 1502, per poi diventare sede municipale e, in parte, convento francescano. Oggi coincide con l’attuale Palazzo Comunale e custodisce al suo interno veri e propri tesori d’arte e memoria: nel sottotetto è infatti conservato un prezioso ciclo di affreschi cavallereschi risalenti al XV secolo: tra le figure ritratte spicca Giulio Cesare da Varano insieme ad altri membri della famiglia. Di particolare rilievo è anche l’affresco dell’Angelo della Pace, identificato con l’Arcangelo Michele, riconosciuto nel 2020 come “Opera di Pace delle Marche” per il suo forte valore simbolico e spirituale. L’ala nord dell’edificio ospita il Teatro Comunale, costruito nel 1776 e oggi restaurato dopo il sisma del 1997; ancora attivo, continua negli anni ad essere uno spazio vivo per la cultura e la socialità.

Parco fluviale Le vene – esino
Uscendo da Porta Panicale, inizia un percorso naturalistico che conduce alle sorgenti del fiume Esino, nel cuore della Valle San Pietro. È un itinerario accessibile a tutti, ideale per camminare in tranquillità immersi in una natura rigogliosa, tra flora tipica, ruscelli limpidi e silenzi interrotti solo dal canto degli uccelli o dal vento tra le foglie. Il sentiero segue il corso del fiume ed è attrezzato con un percorso benessere che invita a rallentare. La valle custodisce un ecosistema ricco di biodiversità: lecci, carpini, animali selvatici e una gola nascosta tra i boschi, dove una piccola cascata annuncia l’arrivo alla sorgente, posta poco più in alto, alle pendici del Monte Cafaggio. Al rientro, è possibile visitare l’impianto di acquacoltura con il laghetto per la pesca sportiva: il fiume Esino, che nasce proprio qui, attraversa il cuore delle Marche per sfociare nel Mar Adriatico dopo un lungo viaggio.

Eremo di San Cataldo – Chiesa di San Cataldo
Arroccato a 766 metri sul Monte Corsegno, l’Eremo domina il paesaggio circostante da uno sperone roccioso, offrendo una vista mozzafiato e un profondo senso di pace. Costruita in epoca medievale sui resti di un’antica torre di avvistamento, la struttura fu originariamente legata al monastero benedettino di Fonte Bono e in seguito dedicata a San Cataldo, vescovo di Taranto, il cui culto si diffuse a Esanatoglia intorno all’anno 1000. Fu nel 1616, con la collocazione delle reliquie del Santo all’interno dell’eremo, che il legame tra egli e il borgo si consolidò definitivamente, portando alla sua proclamazione a patrono di Esanatoglia. Citato negli Statuti comunali già nel 1324, l’edificio svolgeva anche una funzione difensiva per il territorio, spesso conteso tra comuni e signorie vicine. Oggi l’eremo è meta di escursioni e pellegrinaggi, in particolare il 9 e 10 maggio, quando si celebra la festa del patrono con una suggestiva processione che risale il monte fino alla chiesetta. Un sentiero immerso nel verde conduce alla vicina grotta, rendendo l’esperienza ancora più intensa e spirituale.
